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L'entusiasmo
immotivato (produce idioti)
L'entusiasmo immotivato è una manifestazione di gioia, eccitazione o
parteci-pazione collettiva esagerata e priva di una reale giustificazione
pratica o razionale.
Il significato e il contesto: L'espressione descrive un'energia sociale o
individuale sproporzionata rispetto al contesto. Spesso si riferisce a un
ottimismo superficiale o a un coinvolgimento forzato in attività superflue,
esibito per conformismo o per un bisogno di socialità performante.
L'origine della celebrità dell'espressione: Il termine è diventato celebre
grazie a un famoso monologo del regista Paolo Sorrentino nella serie TV Call My
Agent - Italia.
La critica: Sorrentino definisce l'entusiasmo immotivato come "il sentimento più
orrendo dell'essere umano", associandolo alle riunioni scolastiche in cui i
genitori propongono freneticamente corsi pomeridiani superflui (come la batteria
o la macarena, il teatrino o il saggio di fine anno), soffocando la normale e
semplice tranquillità dei ragazzi.
La metafora sociale: Indica l'invasione della sfera privata e della noia
creativa da parte di un attivismo adulto inutile, rumoroso e socialmente
coercitivo.
In sintesi:
C'è una forza prodigiosa che custodiamo in noi e ci consente di apprezzare
l'arte, di meravigliarci dinanzi alla bellezza del mondo, di stabilire
connessioni profonde con gli altri. È il sentimento che più di tutti ci rende
umani: la malinconia. Per fronteggiare gli ineludibili momenti di trasformazione
che segnano le nostre vite, un libro pieno di illuminazioni, spunti preziosi,
piccole saggezze. La luce e la vita, la felicità e l'appagamento esistono perché
nel mondo che conosciamo convivono e sono legate all'oscurità, alla morte, alla
tristezza. Avere un animo malinconico, perciò, significa essere acutamente
consapevoli dello scorrere del tempo, della propria vulnerabilità, provare un
costante anelito verso un mondo diverso. Caratteristiche spesso considerate
fragilità. Ma i malinconici possiedono anche una sensibilità aumentata, uno
straordinario talento nel trasformare la tristezza, il dolore e la perdita in
una forza salvifica, in grado di provare un senso di gratitudine e gioia di
fronte al divino, l'arte e la bellezza, in qualunque forma essa si manifesti.
Per secoli si è studiata la malinconia e le sue virtù misteriose. Ora,
attingendo a neuroscienze, psicologia, spiritualità e religione, Susan Cain ce
ne offre una visione completa e contemporanea.
L’entusiasmo
immotivato citato da Paolo Sorrentino in un piccolo esilarante monologo nella
serie italiana Call my agent è un’attitudine perniciosa e ormai virale. Alla
fatidica domanda «Come stai?», per non deludere l’ascoltatore ci si sente in
dovere di rispondere con un sorriso smagliante «Benissimo, alla grande».
E – a parte pochi
lamentosi di professione, che appartengono a una categoria a parte, quella di
chi deve esporre disgrazie e malanni da Guinness dei primati – siamo tutti
portati a simulare un ottimismo da show televisivo e occultare ogni ombra che
sorvola le nostre vite.
Dobbiamo
mostrarci per sempre giovani, per sempre belli, ottimisti e vincenti: queste
sono le regole consigliate a chi vuole fare carriera, conquistare un partner e
in generale farsi strada nella moderna società acchiappa smile. La malinconia è
un sentimento impopolare e va occultato sapientemente dietro sorrisi di
circostanza.
Eppure senza
malinconia non esisterebbero l’arte, la letteratura, la musica, la poesia e
tutte le migliori espressioni dell’animo umano. A ricordarcelo è appena uscito
Il dono della malinconia. Indagine su un sentimento (Einaudi Stile Libero) di
Susan Cain, scrittrice americana con un sorriso solare che ha dedicato a questo
delicato stato d’animo un libro intenso e controcorrente che si distingue dalle
decine di manuali che ci suggeriscono come essere felici a tutti i costi.
L’autrice, con un
passato di avvocato di successo a Wall Street, era balzata agli onori della
cronaca con il libro precedente, Quiet. Il potere degli introversi in un mondo
che non sa smettere di parlare (Bompiani), che in poco tempo era diventato un
bestseller proprio nell’America degli estroversi e dei narcisisti incalliti.
Con questo nuovo
lavoro, attingendo alla religione, alla filosofia e alla neuroscienza,
attraverso consigli preziosi, citazioni e racconti personali, Cain ci insegna a
coltivare la malinconia come un fiore prezioso, indispensabile per metterci in
contatto con gli altri e cogliere la bellezza del mondo che ci circonda. Solo
accettando la nostra fragilità e le nostre zone d’ombra possiamo restare umani e
affrontare l’indifferenza di questi tempi tragici.
E, come
consigliavano i Beatles in Hey Jude, la cura più indicata per la malinconia è
sempre quella di ascoltare una canzone triste e riporla nel tuo cuore. Dopo non
potrà che andare meglio.
Susan Cain dopo
aver studiato alla Princeton University e alla Harvard Law School, è stata tra
le fondatrici di Quiet Revolution, un’azienda per aiutare gli introversi di
tutte le età. Il bestseller Quiet (2012) ha venduto oltre due milioni di copie
nel mondo ed è stato tradotto in quaranta lingue. Vive nella Hudson River Valley
con il marito e due figli. Per Bompiani è apparso anche Quiet power (2017).
Rosario Rigano
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