|
|
Eterno
dualismo tra ignoranza e sapere.
Dobbiamo poter distinguere le due forme di ignoranza. C’è l’ignoranza che
rifiuta la ricerca della verità perché suppone di possederla, in questo caso,
l’ignoranza sarebbe un ostacolo alla conoscenza, dall’altra parte, come direbbe
Niccolò Cusano, che parla di dotta ignoranza, c’è l’ignoranza come motore che
anima la ricerca della verità. Questa l’introduzione di Massimo Recalcati che
poi continua dicendo che da questo punto di vista dobbiamo ricordarci un
passaggio della lettera ad una professoressa di don Milani, quando dice che il
problema non è quello di appropriarsi del sapere, che la ricerca della verità
non è l’appropriarsi del sapere ma è far circolare, dare il sapere, trasmettere
l’amore per il sapere. Dice don Milani: “Non si tratta di possedere il sapere ma
di darlo ed in quale forma”; significa trasmettere il valore del desiderio di
sapere, è il desiderio di sapere che invoca Filippo Giordano Bruno o come quello
dei grandi viaggiatori e studiosi che a partire dal 1500 partivano alla scoperta
delle culture e dei saperi nel mondo, contro ogni forma dogmatica che vorrebbe
trasfigurare il plurilinguismo in monolinguismo, la verità nell’ignoranza e noi
sappiamo che questo è il cuore di ogni autentico insegnamento.
L’insegnamento non è semplicemente trasmissione del sapere, un bravo maestro non
è colui che si limita a trasmettere i contenuti del sapere, un bravo maestro è
colui che accende nei suoi allievi il desiderio del sapere, e il desiderio del
sapere è il vaccino più formidabile nei confronti del delirio dell’ignoranza.
Questa è una posizione, di Massimo Recalcati, lontano dalle ideologie di destra,
critica ed eterodossa, in sostanza fuori dalla norma e non conforme alle idee
comuni, rispetto alla deriva o ai complessi di superiorità della sinistra
ideologica contemporanea, difendendo concetti come merito o analizzando con
occhio psicoanalitico il limite della sinistra nel comprendere le paure della
società.
Gli indottrinatori d’oltre stretto (ideologicamente di sinistra), chiamati (a
pagamento) per venire in Sicilia (Acireale) per elargire perle del loro sapere
ad una ristretta cerchia di “amici” di cui non è stata ancora individuata la
loro destinazione e loro attecchimento, a cosa servono se non consentire
“passerella” ai politici locali che vorrebbero ammantarsi del sapere altrui ed
incensati dai giornalicchi locali, specie quelli diocesani e dalle servili
emittenti locali.
Mi corre qui riportare un passaggio che reputo correlato al discorso di
Recalcati: Il concetto di dittatura del proprio ego di chi ritiene di essere
illuminato e pensa: Ma come mai il suffragio universale mette il grande
scienziato alla pari dell’uomo che non ha neppure fatto la scuola dell’obbligo…
costui non capisce, non sa che la sapienza non viene solo dalla scuola o dai
titoli accademici; vi è una sapienza del cuore che spesso è più viva in coloro
che sono classificati tra la gente semplice e che non hanno quasi mai la
tentazione di montare in superbia. Precisa che ciò non svaluta il sapere dello
scienziato ma riconosce che la vera saggezza può essere insita nell’animo di
qualsiasi uomo, sia esso istruito o non istruito. Monologo illuminante di Giulio
Andreotti, Rimini 1989.
Rosario Rigano
|
|