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La rivoluzionaria “fornace” che vaporizza i rifiuti e li trasforma in energia pulita senza emissioni

Prendere un rifiuto solido, “sminuzzarlo” fino a ridurlo alle sue componenti più piccole (o quasi), senza rilasciare emissioni e generando così materiali di valore ed energia: è quello che promette Sierra Energy con la sua tecnologia FastOx®, la quale, stando alle stime, riuscirebbe ad alimentare in modo pulito 14 milioni di case se tutti i rifiuti degli Usa fossero trattati in questo modo.

 

La tecnologia ridurrebbe i rifiuti a livello molecolare, ovvero li distruggerebbe a tal punto da arrivare fino alle singole molecole di cui sono composti, utilizzando calore, vapore e ossigeno. Il risultato è in realtà una miscela di gas molto densi e “carichi di energia” e residui solidi valutabili e flessibili, ma, promette l’azienda, mai tossici. E tutto senza emissioni.

 

La rivoluzione è in atto? Forse. Il sistema non garantisce di essere sempre sostenibile economicamente, perché la convenienza dipende anche da quantità (e qualità) del rifiuto immesso. Per questo la compagnia offre un sistema di calcolo online per un’iniziale stima del rapporto ricavi/costi. E poi naturalmente invita a contattare direttamente un addetto per maggiori dettagli.

Inoltre, il fatto che la quantità di rifiuto incida sulla fattibilità del sistema “si oppone” al principio che vede nella prevenzione la prima strada da seguire. A questo si aggiunge inoltre la formazione di gas come il monossido di carbonio, che va comunque gestito in modo corretto.

Ma la tecnologia non solo appare rivoluzionaria nei principi, ma anche applicabile realmente. Un primo sistema commerciale è infatti già stato installato in California, acquistato dalla U.S. Army Garrison Fort Hunter Liggett in Monterey County. L’U.S. Army e il Department of Defense degli USA, infatti, anche se sembra un paradosso, si sono impegnati a gestire in modo sostenibile i loro rifiuti.

 

Inoltre  FastOx® può trattare sia rifiuti organici che inorganici, producendo da quelli organici molecole derivate dal carbonio che possono essere usati come combustibili, e altri materiali potenzialmente utili da quelli inorganici (da studiare sulla base di rifiuti).

Infine, la compagnia ha annunciato di aver concluso investimenti per quasi 30 milioni di euro volti a sviluppare ulteriormente la tecnologia in modo che sia sempre più efficace nelle città e nelle discariche.

 

Attualmente 14 milioni di case (circa un quarto del nostro Paese) potrebbero essere alimentate così utilizzando tutti i rifiuti degli USA. Un ulteriore sviluppo, che punta molto sui centri abitati, potrebbe anche migliorare le stime.

 

Ma quello che più sorprende è che qualcosa del genere  esiste già e si trova a Gela in Sicilia; ma qui si fa’ finta di niente. E’ stato inventato dell’ENI.  Una tecnologia innovativa al servizio dell’economia circolare.

 

L’impegno al recupero delle “risorse” si concretizza in Syndial anche con il progetto Waste to Fuel attraverso la realizzazione di impianti che trasformeranno il “rifiuto umido” in bio olio, bio metano e acqua. Frutto della tecnologia proprietaria messa a punto nel Centro Ricerche di Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara, il progetto è attualmente in sperimentazione presso l’impianto pilota Waste tu Fuel di Gela avviato nel dicembre 2018.

 

La materia prima necessaria al processo si chiama FORSU, acronimo che sta per Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, ed è costituita dagli avanzi e dai residui di cibo, ma anche dagli scarti dell’industria agroalimentare: da una tonnellata di materia organica, che include il peso dell’acqua, si possono generare fino a 150 chilogrammi di bio olio che servirà a produrre carburanti di nuova generazione.

 

L’impianto pilota Waste to Fuel di Gela viene alimentato con 700 kg/giorno di raccolta “umida” per una produzione pari a circa 70 kg/giorno di bio olio. Grazie alla sperimentazione si potranno acquisire le informazioni necessarie per la progettazione di nuovi impianti su scala industriale che Syndial costruirà in altri siti in Italia.

 

Il progetto Waste to Fuel rispetta in pieno i requisiti dell’economia circolare in quanto, oltre a valorizzare le aree dismesse e/o bonificate senza antropizzarne nuove, riutilizza le materie prime di scarto, trasformandole appunto in bio olio, bio metano e acqua, quest’ultima già presente nel rifiuto umido in una percentuale del 70%. Inoltre, non sottrae risorse né alla filiera alimentare, in quanto riutilizza gli scarti di cibo, né alla filiera agricola perché le biomasse utilizzate non provengono direttamente dalla produzione nei campi.

 

Cosa frena tutto questo, il grande affare dei rifiuti solidi urbani?

 
 
 
 
 
 
 
 

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