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Sapere
di non sapere, ma molti non sanno di non sapere
In
merito alla citazione di Niccolò Cusano, giurista, teologo, filosofo,
politico, matematico e astronomo tedesco "Dotta ignoranza", tradotta ai
nostri giorni suonerebbe come: "Chi la rappresenta ai nostri giorni?"
Probabilmente chi ritiene di aver studiato, magari fatto studi classici o corsi
universitari di materie umanistiche ma rimanendo ancorato alle sole cose che ha
studiato e che sa, non evolvendosi nella ricerca extra didattica, negli studi
specifici, nella ricerca e nella verifica del caso. Come è possibile verificare
quando ciò accade. Metti un convegno (Marzo il mese della cultura), per
sua natura un convegno è un’occasione in cui persone si incontrano per dibattere
su argomenti culturali, nel corso del quale ognuno pone le proprie osservazioni
e alimenta lo stesso con delle proposte, rilievi o critiche; chiaramente nel
corso dello stesso è possibile che si salti di pala in frasca interrompendo e
poi riprendendo l’argomento originario. Metti che l’argomento sia la
preistoria e la protostoria della Sicilia - origini ed evoluzioni dal 2400
al 440 a.C. - materia che non si studia a scuola e non vi sono corsi specifici
all’università. L’opera in questione è realizzata in virtù di studi, ricerche
dati e contributi di archeologi, geologi, assirologi, egittologi,
paletnologi, antropologi, biblisti, linguisti, glottologi, storici, ricercatori,
genetisti, grandi viaggiatori e studiosi delle materie inerenti. Metti che
si intrufoli “uno di passaggio”, dargli un nome significherebbe dargli una
qualifica, che si spaccia per studente curioso, fa’ scena muta, alla fine del
convegno pone solo una domanda, peraltro scontata a cui viene data una risposta
secca e tutto finisce lì. Finito? Neanche per sogno. Scoprire dopo che il tizio
di passaggio era in realtà un praticante giornalista alle prime armi,
inviato da una testata giornalistica diocesana, con titolo di studio liceo
classico e poi scopri che ti ha dedicato un “pesante articolo di critica
riassuntiva raffazzonata” (poi rimosso) basato su ironiche considerazioni
personali (nel caso specifico l’ironia ricade su due patrocini internazionali
da parte dell’Iccrom, ricevuti per un mio piano di studi corredato una
specifica pubblicazione imperniata su ”La Bellezza nei Beni Culturali”
- e pure il patrocinio della presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana),
denigrazioni, offese, calunnie, attibuzioni di argomenti non trattati (gli Osci),
frasi false il tutto in palese violazione di norme, buon senso e regole
giornalistiche quali la deontologia, il dovere/obbligo di qualificarsi
all’ingresso e non rimanere in incognito ed una serie di altre scorrettezze di
cui rimane responsabile il direttore del giornale. Il tizio, opportunamente
sondato sulle sue reali competenze in materia, cita solo fonti prese qui e là,
paragrafi estrapolati da abstract dei miei libri messi in rete e vagliate
secondo le sole cose che aveva appreso a scuola; né uno studio specifico, né un
master, né una fonte attendibile per poter analizzare quanto detto durante il
convegno tanto meno redarre un articolo da dare in pasto ai suoi lettori. Nota
importante, i testi in discussione erano sul tavolo messi a disposizione di
chiunque avesse voluto verificare, accertare quanto detto. Il tizio non l’ha
fatto. Non ha dimostrato umiltà “intellettuale”. Tra l’altro, non può averli
letti perché non ne è in possesso e lo so perché curo personalmente la mia
distribuzione e non sono disponibili online. Eccovi il giornalismo della Voce
dell’Jonio.
Rosario Rigano
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