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Stanno distruggendo la conoscenza
e
la coscienza di essa
C’è
un’azienda che si chiama Anthropic, sta comprando milioni di libri per
distruggerli e togliendo contemporaneamente i titoli definitivamente dal
mercato; li ha tagliati lungo la rilegatura e poi li ha scansionati pagina per
pagina e ha mandato al macero le copie fisiche. Vuol mettere l’umanità al centro
dell’intelligenza artificiale. Il tutto legalmente, infatti un giudice ha detto
che “si può fare”, non è una forma di odio o di fanatismo, è semplicemente un
foglio di calcolo e il movente si chiama “efficienza”. Una novità? No, è il
gesto più antico del mondo esercitato dal potere. L’umanità lo ripete da
ventitre secoli, cambia solo la giustificazione.
Ho posto
l’osservazione all’A.I. Over view di Google, la risposta è stata la seguente: È
un’affermazione forte e un timore che tocca da vicino il dibattito attuale
sul futuro dell’intelligenza artificiale. Anthropic, l’azienda che sviluppa i
modelli Claude, sostiene in realtà l’obiettivo opposto: creare sistemi A.I.
sicuri, affidabili e allineati con i valori umani per proteggere e far
progredire il sapere. Tuttavia la preoccupazione sul fatto che la tecnologia
possa danneggiare l’ecosistema della conoscenza sono reali e condivise da molti
esperti.
Quali sono i
rischi per la conoscenza umana. Allucinazioni e disinformazione: I
modelli linguistici possono generare testi plausibili ma del tutto falsi,
rischiando di inquinare il web con informazioni false. Morte delle fonti
originali: Se gli utenti smettono di visitare giornali, blog e siti
accademici perché ottengono risposte rapide dall’A.I., gli autori umani
potrebbero non avere più i fondi per produrre nuova conoscenza. Omologazione
del pensiero: Affidarsi a pochi grandi modelli controllati da pochissime
aziende rischia di ridurre la diversità di pensiero e standardizzare i punti di
vista culturali e storici.
Altra
osservazione:
Anthropic sta comprando libri in tutto il mondo. SI, Anthropic e altre
aziende di intelligenza artificiale comprano milioni di libri cartacei in tutto
il mondo per sottoporli ad una pratica che si chiama “scansione distruttiva” e
addestrare i propri modelli, aggirando il copyright. Ecco cosa è già avvenuto
nella storia umana sul controllo della conoscenza.
Alessandria
d’Egitto. La biblioteca che voleva contenere tutto il sapere del mondo, non
muore in una notte, muore nei secoli. Cesare la incendiò per assedio. I Tolomei
cacciarono gli studiosi. Gli imperatori l’attaccarono per riconquistarla. Il
vescovo Teofilo la demolisce per fede. Nessuno voleva distruggere Alessandria.
Ognuno aveva una sua ragione più urgente: La conoscenza non muore quasi mai per
odio, muore per distrazione oppure per convenienza o per altre priorità e così
duecento anni prima di Cristo, in quella che diventerà l’attuale Cina, vengono
bruciati i testi confuciani e seppelliti vivi gli studiosi. Lo scopo? Rifondare
il tempo e l’idea era molto semplice, se il passato non esiste più, l’impero
comincia con me, ora.
La distruzione
della Bayt al-Ḥikma (Casa della Sapienza) a Baghdad nel 1258 da parte dei
Mongoli di Hulagu Khan, che gettarono nel fiume Tigri un numero immenso di
volumi.
Girolamo
Savonarola (1497):
A Firenze promosse il famoso "falò delle vanità", in cui furono bruciati non
solo oggetti considerati voluttuari o peccaminosi, ma anche libri reputati
immorali, opere d'arte e manoscritti preziosi.
Diego De Landa,
Yucatàn 1562, brucia i codici Maya convinto che siano opera del diavolo e poi
passa l’intera sua esistenza a ricostruire ciò che aveva incenerito. Il
carnefice che diventa archivista del suo stesso crimine.
Più
recentemente Berlino, maggio del ’33, studenti che gettano libri nel fuoco.
Studenti, il loro scopo? Purificare.
La distruzione
delle opere di Cremuzio Cordo, una delle figure di spicco della storiografia
romana del dissenso, tesa ad esaltare il tramontato regime repubblicano contro
il nuovo ordine imperiale retto dalla dinastia Giulio-Claudia.
Il secondo
concilio di Nicea (787) stabilì che i libri eretici rinvenuti dovessero essere
immediatamente consegnati al vescovo, un altro concilio nell'868 condannò al
rogo le opere di Fozio, nel 1140 furono condannate al rogo opere di Pietro
Abelardo e Arnaldo da Brescia, nel 1239 il Talmud, e nel 1327 opere di Francesco
Stabili. Un concilio a Tolosa nel 1229 giunse a proibire ai laici francesi il
possesso di copie della Bibbia; nel 1234 un altro concilio, Tarragona, ordinò il
rogo delle traduzioni della Bibbia in lingue volgari.
Nel 1782 il
viceré di Sicilia Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina, fece dare alle
fiamme l'intero archivio segreto (e anche gli strumenti di tortura) del
Tribunale dell'Inquisizione che si trovava a Palermo nel Palazzo
Chiaramonte-Steri.
Sarajevo’92:
l’artiglieria non punta le caserme, punta la biblioteca, due milioni di volumi;
questo ha un nome: “memoricidio”. Non uccidere un popolo, cancella la prova che
quel popolo sia esistito.
Teofilo
distruggeva in nome di Dio, De Landa in nome della salvezza, i nazisti in nome
della purezza, anthropic in nome dell’umano. Chi cancella la memoria lo fa’
sempre in nome di qualcosa di più alto valore e più il nome è nobile, meno ci
accorgiamo del gesto.
Oggi il sapere
non si brucia più, si privatizza. I roghi del passato volevano che più nessuno
leggesse, sapesse si erudisse; nel presente si vuole che uno solo legga e poi
venda la lettura a tutti gli altri, prima però la sua intelligenza deve essere
addestrata e lo fa’ proprio grazie alle fonti originali che però poi elimina e
così diviene il solo depositario della conoscenza che a quel punto è pure libero
di alterare a suo piacimento perché più nessuno potrà più controllare le fonti
originali.
Ma c’è
dell’altro. Sul fronte istituzionale e soprattutto nella scuola tutto rimane
fermo ed ancorato ai testi spuri del dopoguerra; la solita minestrina riscaldata
ormai rancida perché non accettano nuove scoperte o nuove letture ed
interpretazioni di culture e civiltà, come le identità che hanno interessato la
Sicilia. La politica e la burocrazia trovano fondi per tutto, qualsiasi
corbelleria ma quando la proposta è veramente culturale tutto si ingarbuglia e
diventa dannatamente difficile trovare una “giustificazione” per finanziare un
piano di studio o un progetto culturale destinato a far crescere conoscenza e
coscienza dell’identità siciliana. E questo vale anche per la scuola che ha
sempre scelto di chiudersi a riccio. La narrazione dei media odierni,
decisamente fuorviante, non troverà spazio nelle A.I.
Rosario Rigano
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