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  Afrodite

 La Venere di Morgantina

In mostra permanente dal 17 maggio 2011

     L'inaugurazione ad Aidone: visite nonstop dalle 9 alle 20, biglietto 6 euro. La Regione annuncia una spesa di otto milioni per valorizzare l'area e pensa a ingaggiare Irene Papas. Venti visitatori per volta nella sala che ospita la scultura

     L'appuntamento con la Venere di Morgantina, quando la statua svelerà ai siciliani tutta la bellezza della plastica greca, è fissato per martedì 17 maggio. Per ospitare la statua, dopo un'odissea trentennale, il Museo archeologico di Aidone ospitato nell'ex convento dei Cappucini è stato risistemato, tanto da recuperare quattro nuovi spazi espositivi. Una stanza verrà dedicata alla dea, a una vetrina con i frammenti appartenuti al panneggio della statua e non più integrabili alla figura, a una statua femminile acefala in calcarenite e a una statua di terracotta di Persefone. La nuova stanza del museo è più piccola di quella che ospitava la statua presso la Getty Villa di Malibù, ma essendo anche più alta si spera ne possa valorizzare meglio la maestosità (la statua ha un'altezza di 2 metri e 20 centimetri). La stanza della dea potrà consentire la fruizione a 20-25 visitatori alla volta. Si tratta di una sistemazione provvisoria. Sarà realizzato un nuovo padiglione per ospitare la statua, ma anche i servizi logistici di cui il museo necessita: un book shop e una caffetteria.

     Nelle altre tre nuove stanze verranno sistemati gli argenti del tesoro di Eupolemo, gli acroliti di Demetra e Kore e alcuni resti architettonici del sito di Morgantina. Oltre ad avere creato un nuovo percorso di visita che mette al centro la dea e gli argenti e ad avere raddoppiato lo spazio espositivo, il Museo assicura l'apertura al pubblico sette giorni su sette, dalle nove alle venti e non esclude la possibilità di prevedere delle aperture serali estive. L'obiettivo è quello di raggiungere i quattrocentomila visitatori annui, gli stessi che la statua contava nel suo soggiorno californiano.

     La statua di Afrodite o Venere di Morgantina, non può “essere un oggetto” fine a se stesso, fuori dal suo contesto originario perde quel fascino naturale che tutto intorno si sprigiona dall’area di Morgantina.

     L’opera in se, già a primo impatto scatena attrazione, passione violenta e sentimento puro, quel sentimento del tempo in cui l’opera è stata concepita.

     Eseguita in tufo calcareo per il drappeggio con viso e parti nude in marmo (simile alle Metope di Selinunte) intorno al 400 a.C.; il drappo bagnato e increspato da una forte brezza che spinge il tessuto contro il corpo evidentemente nudo.

     La Venere è rifinita in tutti i suoi lati, quindi si evince che fosse collocata su un altare visibile da tutti i punti di vista.

     In quella città fondata dai Siculi, o meglio dai Morgeti ma comunque dello stesso ceppo etnico, si alternarono colonizzazione dei Greci, occupazione romana e con essa la decadenza.

     E’ dunque inevitabile che in loco, dovessero trovarsi per forza di cose, tracce di vita e di arte di quanti si erano succeduti, e così è.     Purtroppo, per il ripetersi della storia anche in tempi moderni Morgantina è stata defraudata dei suoi tesori e, in particolare, opere d’arte di inestimabile valore si trovano indebitamente in America.

     Gli Acroliti: si tratta di due teste di marmo di grandezza naturale, con occhi a mandorla privi di pupille, fronte triangolare, labbra carnose e taglienti appoggiate ad un sorriso enigmatico.

     Alle teste erano abbinate coppie di mani e piedi dello stesso materiale. Il professore Malcom Bell dell’Università della Virginia, che da anni dirige gli scavi archeologici a Morgantina, li ha definiti “unici esemplari di epoca arcaica conosciuti al mondo, privi di confronto e quindi molto significativi per la storia dell’arte greca”.

     Il tesoro d’argento: si tratta di 15 pezzi d’argento ritrovati negli anni ’80, durante uno scavo abusivo in una modesta casa della zona occidentale della città. Anche per questi reperti il valore è inestimabile e anche per questi,come per gli acroliti, è certa la provenienza da Morgantina. Il tesoro d’argento è di particolare interesse storicoed artistico perché questi 15 pezzi costituiscono un insieme di manufatti di argenteria provenienti dalla Sicilia ellenistica.

     La Venere di Morgantina: è una statua alta 2,20 metri, che rappresenta la dea Afrodite. I capelli e i veli del capo mancano e anche il piede sinistro e il braccio, che sono stati rimpiazzati da forme di marmo.

    Il corpo drappeggiato è di calcare. L’abito della figura con lo stile del panneggio bagnato aderisce agli arti inferiori mettendone in evidenza le forme sottostanti. Il suo atteggiamento eretto, l’espressione del viso sereno e il vestito increspato, rappresentano l’idea classica della bellezza femminile, mentre la grandezza della statua, la qualità della scultura e le rifiniture lasciano pensare che fosse un’immagine sacra esposta nel tempio dedicato alla dea dell’amore.

     La Venere trafugata a Morgantina fu spezzata in tre parti per nasconderla e trafugarla clandestinamente dalla Sicilia in pezzi separati. Arrivata in Svizzera, fu ricostruita, restaurata e unita; mandata a Londra fu venduta nel corso di un’asta pubblica e nel 1988 acquistata dalla fondazione Paul Getty e inviata a Los Angeles dove è tutt’ora esposta nel museo di Malibù.    

     Ciò potrebbe essere servito a porre l’attenzione su quell’immenso museo a cielo aperto che è la Sicilia tutta, va bene in parte ma purchè tutto si risolva con il rientro ai luoghi di origine. Così stando le cose si deprime la cultura, qualsiasi visitatore presso il museo Getty si è chiesto, si chiede e si chiederà quale sia la provenienza di cotanta bellezza storico-artistica.

     Qualsiasi visitatore si porrà la stessa domanda di ogni altro: “perché tutto ciò è stato strappato dal suo sito naturale?” Quella statua soprattutto ed anche ciò che rappresenta lì è sicuramente fuori luogo, fuori dall’armonia del suo naturale contesto.

     Il dato definitivo sulla provenienza della statua, scaturisce dalle analisi di frammenti, uno della statua ed uno dal sito di Morgantina; entrambi i materiali sono riferibili a litotipi siciliano dell’area di riferimento.

 

da Girodivite - Rosario Rigano

 

     Definito il 27 gennaio 2010  il rientro in Sicilia dagli Usa, previsto nel gennaio del 2011, della Venere di Morgantina. Arrivata anche una preziosa collezione di argenti antichi che era stata trafugata nel 1980, sempre nell'area archeologica di Morgantina. Questo fu il tema dell'incontro a Roma tra l'ex assessore regionale ai Beni culturali, Gaetano Armao, e il direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero dei Beni culturali, Mario Resca.

 

 

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