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   Area Archeologica, Paesaggistica e Naturalistica di Capomulini

   Il percorso attualmente automobilistico e pedonale che si snoda da via Nissoria in Capomulini e porta al Faro Sant’Anna, potrebbe degnamente essere classificato “Archeologico, Paesaggistico e Naturalistico se solo a detto percorso si potesse accedere anche in modo solo pedonale dal civico 47 ovvero dal sito in cui “giace” il tempietto di epoca greco-romana.

   Lungo detto percorso troviamo anfratti naturali con costruzione di muri a crudo in pietra lavica antichi e di pregevole fattura, vegetazione spontanea di tipo mediterraneo come particolare della Timpa di Acireale, slarghi naturali contornati da piante di carrubo, ulivi, limoni, fichi e foltissima vegetazione sempreverde oltre all’elevata diversità floristica e faunistica. Si tratta quindi di un territorio identico alla Timpa ancora intatto con potenzialità di valorizzazione più ampie perché più facilmente umanizzabile. La contrada Urne rimane in mezzo come intermezzo ideale perché attrezzabile con strutture ricettive di qualità superiore; specificatamente alberghi. 

   Qui si alternano proprietà private a spazi rurali demaniali assolutamente abbandonati all’incuria del tempo e degli eventi atmosferici. In questi posti, accuratamente ripuliti, attrezzati ed organizzati, potrebbero trovare allocazione persino info point, chioschetti o punti di ristoro ed altro che potrebbe giovare o allettare flussi turistici non indifferenti. Perché non poter utilizzare una mezza dozzina dei 25.000 forestali siciliani per ripristinare la fruibilità di tale percorso?    

   Il meccanismo pseudo-protettivo delle soprintendenze, nel caso specifico quella di Catania, prima con Gesualdo Campo ed oggi con Fulvia Caffo, anche a causa di innumerevoli e contrastanti leggi regionali, hanno arrecato danni economici incalcolabili per mancata fruizione dei siti e le continue ruberie di reperti che si sono susseguite nel tempo. Quel che rimane di una preziosa reliquia storica di epoca greco-romana ancora oggi è negato alla cultura locale, nazionale e forse internazionale. Basti pensare che detto sito fu consegnato dall'ex sindaco di Acireale Antonino Nicotra nel 2002 proprio a Gesualdo Campo in qualità di sovrintendente a Catania.

   Per questa importantissima opera, sarebbe stato’ indispensabile che i Comuni venissero coinvolti come attori, anziché come spettatori. E tuttavia non si comprende quali siano le ragioni che hanno tenuto estranee le municipalità dei luoghi interessati dalla predetta convenzione.

   I sindaci, avrebbero dovuto richiedere a gran voce il coinvolgimento di tutti i Comuni interessati dalle perimetrazione del parco e chiedere la modifica della convenzione in essere, finalizzata all’inserimento di un rappresentante per ogni comune coinvolto nominato con determina sindacale. Noi li abbiamo sollecitati più colte in conferenze dei servizi, in convegni cui non si sono neppure presentati e questo è il risultato. Il parco verrà in larga parte annientato, devastato per lasciare posto ad un collettore fognario. Per tutto ciò bisogna ringraziare l'ex amministrazione Garozzo, l'ex amministrazione Barbagallo e pure l'inadeguata amministrazione attuale di Stefano Alì.

   Ma la domanda cui nessuno vuol dare risposte è la seguente: "Che fine hanno fatto le decine di casse di reperti che sono stati trovati nell'area indicata? Pare siano state accatastate nei sotterranei della Soprintendenza di Catania in via Luigi Sturzo ma l'attuale responsabile del Polo Archeologico di Catania, Genoveffa Lamagna nega che tali reperti siano mai esistiti.

 

 
Pagina e link collegati a cura dell'Associazione Culturale editrice "Accademia di Arti e Culture".
 
 

   Riproduzione riservata

 Area del tempietto.                by Rosario Rigano