Indicazioni | | Piano regolatore: corredato da piano di zonizzazione e micro-zonizzazione per meglio ripartire le zone. | | Piano viario: pensato per la nuova Acireale votata ad un turismo produttivo | | Piano commerciale: Nuovo piano pensato per una città moderna che sappia contenere storia, cultura, tradizioni esaltando le peculiarità. |
| Piano colore: Grande opportunità di crescita di artigiani e professionisti per ridare un look consono al blasone della città. | | Qualità della vita: Migliorerà inevitabilmente con l'attuazione dei punti precedenti. | | Decoro urbano: Tutti i cittadini concorrono alla bellezza e l'ordine della città se l'amministrazione fà la sua parte. | | Collegamenti: Piena attuazione del piano parcheggi con l'introduzione dei bus navetta elettrici con abbonamento pari a otto euro mensili per quattro ore giornaliere. |
| Stalli blu e parcheggi: Stalli blu ridotti e alternati alla sosta libera regolamentata con disco orario. | | Ricettività: Spingere con la legge regionale dell'albergo diffuso riservato agli studenti che utilizzeranno il Progetto Regionale Poliphemus creato per incrementare il turismo scolastico verso la Sicilia.. | | | | |
| Fare turismo: Città reale - Città percepita Cosa concorre a fare di una città la mèta turistica per tutte le stagioni ed un luogo ideale per la vita di tutti giorni per i suoi abitanti. Ho riflettuto e penso che, come per curare un malanno per troppo tempo trascurato, serva una ricetta farmaceutica: Posologia: dosi - tempi di interventi nei vari piani organizzativi. Indicazioni: contenuti del programma. Azione: Sul territorio, nelle scuole e nelle famiglie. Avvertenze: norme comportamentali della politica e dei cittadini. Controindicazioni: stravolgimento in positivo della vita quotidiana. Scadenza: mandato a tempo dell'indirizzo politico. A supporto di quanto sopra, ritengo utile valutare una considerazione dell’architetto Giuseppe Scannella. "Ho riletto nei giorni scorsi il libro-raccolta su Catania, che la Presidenza dell’Associazione Costruttori della provincia ha editato e distribuito gratuitamente. Una sommatoria di pensieri, da quelli pessimistici di irredimibilità a quelli fiduciosi e positivi, inframmezzati anche da alcune pagine, poche in verità, più altere che utili alla riflessione". Un libro che racconta di come molti catanesi natii e d’adozione vedono, percepiscono, idealizzano o demonizzano la Città. Tutto questo vale per tutta la provincia L’ho riletto, e quello che mi ha intrigato, ma non sorpreso, è che in molte di queste pagine, scritte da persone dalle più diverse estrazioni culturali, lavorative, economiche, ci si chiede dove sia, a Catania, l’Architettura. Ci si chiede perché ci si sia dimenticato della dignità urbanistica della città del Vaccarini prima, del Sada e del Fichera poi. Ci si chiede se il mancante senso civico e d’appartenenza al territorio dipenda dalle delusioni, continue, che la classe politica e di governo ha regalato a profusione, o se la scadente azione politica e di governo sia stata la naturale espressione di una società irrimediabilmente degradata verso la furbizia e il personale tornaconto, lecito o illecito che sia. C’è chi chiede: Architetti dove siete? ! Risponderò, nel mio piccolo e per quel poco che conosco. Quando mi affacciai alla professione, negli anni ’80, gli architetti operanti erano alcune decine di unità; pochi di questi avevano significative commesse nell’ambito dell’edilizia privata, quella che poi costituisce la base ed il tessuto della città che si stratifica e ne definisce l’immagine diffusa; gli altri s’occupavano d’arredamento e di qualche villa, quando erano fortunati, oppure disegnavano progetti d’opere pubbliche appresso a questo o quell’Onorevole. E’ allora, dopo l’epoca del Fichera, dopo la guerra, chi ha costruito l’immagine della Catania che oggi conosciamo, con le sue costruzioni sciatte, i quartieri recenti senza identità, con poche, pochissime emergenze architettoniche contemporanee? L’ha costruita l’affarismo e una speculazione poco intelligente; l’hanno costruita committenti avidi che hanno realizzato scatole fabbrica-soldi e acquirenti che hanno comprato scatole-rendita; l’ha costruita una politica urbanistica ipervincolista sui numeri e le quantità, totalmente assente, quando non controproducente, sulle questioni del disegno e dell’etica del progetto. Oggi la situazione, in parte, è diversa: vuoi perché il numero di architetti si è più che quadruplicato, non quello però di coloro che riescono a lavorare, e comunque più spesso e con più decisione a volte si fanno sentire. Vuoi perché apprendiamo continuamente e con facilità, attraverso i media, quello che succede nelle aree metropolitane del mondo. Vuoi perché la crisi finanziaria ed energetica, insieme alla rarefazione delle aree disponibili, ci farà tendere ad una progressivamente naturale attività selettiva nell’acquisto di beni edilizi, verso quelli di qualità globale. Credo ci sia diffusa consapevolezza di questa condizione, come comincia a maturare, spero prima o poi anche in chi ci governa ai vari livelli, l’idea che attraverso la sostituzione edilizia di buona parte del tessuto speculativo costruito tra gli anni’50 e’80 abbiamo davanti una formidabile occasione, sì economica, ma principalmente di crescita sociale e riallineamento della Città alle realtà urbane europee. E non solo Catania, questo vale anche per quelle città che si professano a vocazione turistica . | Necessità | La città: qualità percepita qualità rilevata. | | Acireale e l'Unesco. | | La tassa di soggiorno. |
|