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 Il Giornale Siciliano

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La  pietra  lavica  dell’Etna

 dallo scalpellino  ad un enorme potenziale in costante evoluzione

 

   Se una volta era lo scalpellino, nel gergo siculo indicato come “pirriaturi” in quanto operaio della “pirrera” cioè cava di pietra che era il luogo in cui con attrezzi piuttosto rudimentali si estraeva la pietra lavica lungo i costoni della montagna (gli strati più superficiali della lava perché più porosi quindi di facile lavorazione), oggi sono moderne attrezzature che raggiungono strati più profondi dove la lava è più compatta quindi più dura e di colore più chiaro. Con l’ausilio di tagliablocchi dotati di grossi dischi dalla lama diamantata si riesce ad ottenere lastre di minimo spessore.

 

   Oggi la pietra lavica, grazie a queste nuove tecniche viene impiegata in molti comparti produttivi, edilizia, arredamento e come vedremo più avanti persino in settori dove qualche anno fa non poteva essere nemmeno immaginabile.

 

   In edilizia, così come nella costruzione di strade si è avuto un uso in opere che resistono tuttora nel tempo come prestigiose architetture rurali sopravvissute a tutte le intemperie e all’usura del tempo.

 

   Muri “a crudo” costeggiano ancora numerosissime strade di campagna, basolati lavici centenari sono ancora al loro posto danneggiati solo dalla cattiva gestione dell’uomo che vi ha persino innestato orribili paletti multicolore per impedire la sosta delle auto.

 

   Oggi e sempre più spesso la pietra lavica trova utilizzo nell’arredamento moderno, ma già da più di trent’anni si è aperto il dialogo con architetti, designer e mondo universitario con una serie di eventi mirati a promuovere a più alti livelli la cultura della pietra lavica nella contemporaneità.

 

   Le iniziative culturali e didattiche di Veronafiere intorno alle potenzialità della pietra in genere, (interessa molto da vicino quella lavica etnea) hanno coinvolto sia progettisti che produttori, offrendo l’opportunità del confronto e dello scambio di esperienze.

 

   La loro interazione ha consentito di attivare ricerche e sperimentazioni con l’obiettivo di aggiornare le caratteristiche estetiche e pure prestazionali della pietra lavica in vista di un suo utilizzo in termini innovativi.

 

   L’avvento della ceramica come tassello importante per impreziosire la lavorazione della pietra lavica, ha spinto sempre più avanti la ricerca per un più vasto tipo di lavorazioni fino ad arrivare all’utilizzo della stessa per produrre monili con innesti in oro, argento e vetro tiffany con tecnica di vetrofusione.

   Sono moltissimi oggigiorno gli scultori che scelgono la pietra lavica per ottenere veri pezzi di arredo, sia interni che esterni e, il museo di Bronte ne è un esempio.

 

 
 
 
 
 

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