Foto di Maria Concetta Maugeri
 

   TORRE DEL TOCCO

 

Santa Maria della Scala

 

a cura di Sebastiana Ardizzone Lutri

 

     I resti della  Fortezza o Bastione del Tocco si possono ammirare alla fine del secondo tornante delle Chiazzette, una suggestiva stradina spagnola, di grande valore paesaggistico, che collega dal 1500 Acireale al mare Ionio e che s’imbocca a piedi lungo la Strada Statale 114.

 

     Quest’ultima è facilmente raggiungibile sia da chi proviene in macchina dall’autostrada A18 (CT-ME), uscita Acireale, sia da chi giunge dalla Stazione ferroviaria di Acireale,mediante autobus. Il sentiero spagnolo (detto anticamente Scala d’Aci e poi ribattezzato Chiazzette) era la principale via di collegamento tra la città di Acireale ed il mare, per il commercio e per le provviste d’acqua, e testimonia l’antico ed importante rapporto tra il centro abitato e la costa.

 

     E’ caratterizzato da massicce strutture di sostegno ad arco, tutte in pietra locale, e da tornanti dai quali si può ammirare un incantevole panorama. In quest’area si può anche notare la presenza di una ricca vegetazione arborea, (es.il Gelso papilifero, l’Euforbia, la Robinia pseudoacacia, l’Alianto ed il Cappero) che rende l’aria particolarmente profumata.

 

     La Fortezza o Bastione del Tocco, edificio interamente in pietra, si erge tra terrazzamenti di pietrame lavico,lungo le Chiazzette, sulla Timpa di Santa Maria La Scala e fu edificato su disegno dell’ingegnere fiorentino Camillo Camilliani. Quest’ultimo, tra il 1584 ed il 1593, in qualità di Soprintendente delle fortificazioni regie dell’isola, per conto della Deputazione del Regno si occupò del potenziamento delle difese costiere dell’isola di Sicilia, muovendo da Palermo in senso antiorario lungo tutta la zona costiera. Allora,accanto all’endemica minaccia dei predoni saraceni, si venne prospettando anche l’incubo delle invasioni dei Turchi perché, malgrado la sconfitta di Lepanto (1571), le scorrerie turche lungo il litorale della Sicilia Orientale continuarono ad essere frequenti  e  ciò rese necessario,  agli inizi del 1600, la realizzazione di opere di fortificazione.

 

     La Timpa fu prescelta come posto di guardia marittima perché forniva la possibilità sia di dominare un ampio spazio di mare sia di assicurare la continuità delle segnalazioni tra le torri dell’isola e fra queste ed i centri abitati.

 

     La Deputazione del Regno sceglieva gli uomini che dovevano presidiare le Torri. C’erano guardie ordinarie,impiegate per l’intero anno, e guardie straordinarie, nel periodo da Aprile a Novembre. Alla custodia della Torre erano addetti i Torrieri, che avevano il compito di osservare il mare e di segnalare,mediante cannonate di giorno e fuochi di notte,agli abitanti del posto la comparsa di navi nemiche. La fortezza fu quindi denominata Tocco del cannone.

 

     Le postazioni più pericolose, come la Torre di Aci, disponevano anche del corpo dei Cavallari, uomini preposti a compiere a cavallo ronde lungo le marine al fine di perlustrare i luoghi loro assegnati, come cale ed insenature, e che all’occorrenza dovevano avvertire a salvare chi era in serio pericolo.

 

     Oltre ai bambini, le più esposte al pericolo erano le donne, specie quelle che, numerose, erano intente a mare, a S. Maria La Scala, presso la sorgente d’acqua dolce, detta Miuccio,  alla cura del bucato che poi stendevano ad asciugare sugli scogli nelle acque esposte alle scorrerie dei Turchi.

 

     Il fortilizio, praticamente inespugnabile, è realizzato in pietra locale, a forma di terrapieno e fu costruito dal lavoro forzato dei condannati. Dall’archivio municipale risulta che nel 1592 furono spese 80 onze per la costruzione di un cannone che desse il segnale di pericolo e per mantenerlo adeguatamente fu imposto ai cittadini il pagamento di un dazio.

 

     Il Bastione è costituito da due piani intercomunicanti per mezzo di una scaletta che doveva passare attraverso un foro e si compone di due ambienti con volta a botte nella zona del basamento,destinati a cisterna e a deposito delle polveri e della legna e di due- tre vani, pure con volta a botte, nel piano superiore,adibiti all’alloggiamento dei guardiani,dal maggiore dei quali,per mezzo di una scaletta, si accedeva alla terrazza che doveva essere munita di parapetti e feritoie e nella quale erano ubicati i pezzi di artiglieria.

 

     Non si tratta dunque di un caso isolato perché, per la facilità con cui i pirati barbareschi giungevano nei litorali della Sicilia, il governo fu indotto a formulare nel 1579, sollecitato dall’allora viceré M.A. Colonna, il progetto della realizzazione  lungo il litorale dell’isola di una cintura di Torri  di avvistamento  e di “accomodare quelle che avessero bisogno di riparazione e racconciamento”. Il viceré Colonna incaricò allora l’architetto Spannocchi di visitare le marine della Sicilia da Messina a Messina”muovendo in senso orario” per controllare la capacità difensiva dell’isola. Dette torri sorsero  alla distanza di due o tre Km. l’una dall’altra,  in genere per proteggere o località isolate o obiettivi che potessero essere d’interesse per i pirati,come corsi d’acqua, agglomerati sparsi di case e centri di pesca. Altro scopo era quello di garantire la produttività della costa perché l’intento dell’impero spagnolo, di cui la Sicilia faceva parte, era di sfruttare l’isola sia per le capacità produttive delle sue terre sia per la sua posizione chiave nel Mediterraneo,quale  baluardo      difensivo del mondo cristiano contro il nemico turco.

 

     La Fortezza o Bastione del Tocco fu utilizzata anche come prigione. Al primitivo progetto del Camilliani furono apportate alcune modifiche ad opera dell’architetto Vincenzo Tedeschi e la struttura fu totalmente compiuta intorno al 1651.

 

     A causa del  sisma del 1693, che distrusse il Val di Noto, la Torre fu poi consolidata nel 1696 dall’ingegnere acese Vincenzo Geremia, soprannominato Pucciddana (Porcellana), a cui si deve l’aggiunta di un cannoncino portatile.

 

     Tra le ispezioni, come ricorda il Villabianca, si ricordano quella effettuata nel 1751, per incarico del viceré duca di Laviefuille,da Giuseppe Salomone,ufficiale del Senato di Palermo, ed una successiva ricognizione, fra il 1803 e l’inizio del 1804, a cura del direttore del Genio, brigadiere Guillamant e del comandante delle Artiglierie, colonnello Salinero, a seguito della quale il principe di Cutò, che reggeva allora l’isola con la carica di Luogotenente e Capitano generale,invitò la Deputazione del Regno a dotare le Torri di munizioni e pezzi di artiglieria e venne introdotta la norma che ogni anno il deputato preposto alle Torri dovesse disporre una visita generale delle stesse.

 

    La Torre del Tocco, gradualmente abbandonata, è oggi chiusa al pubblico e, per non andare del tutto in rovina, necessita con urgenza  di adeguati e conservativi lavori di restauro che la riportino al suo antico splendore, affinché possa restituire alla collettività una testimonianza di lontane e drammatiche vicende della nostra storia.