.

.

 

ricercatore, storico, scrittore, narratore, giornalista culturale

 

Seguici sulla pagina

editoriale

.

 
 
 

 

Se tento di argomentare sulla vera preistoria e protostoria della Sicilia.

Il testo in questione è: “Aurore di culture e civilà nella preistoria e protostoria della Sicilia” - Origini ed evoluzioni che pongono l’isola al centro di culture e civiltà euro-afro-asiatiche.

Noto immediatamente distacco o rifiuto al confronto anche in ambienti “ritenuti” culturali o al tergiversare con argomenti fuori tema. “Un “amico” prof. incontrato per strada mi chiede: Ciao come va’? Rispondo: E niente ho appena pubblicato questo libro imperniato su preistoria e protostoria della Sicilia”. Lui di rimando: “Sai chi ha pubblicato un libro (sui generis) il figlio del prof. … non lo lascio finire e vado via.

Altro episodio - Propongo di presentare i tre volumi all’Accademia degli Zelanti: Rifiuto immotivato da parte del presidente. - Il boicottato “Festival letterario” è un caso a parte.

Rilevo, mio malgrado, che la gente vuol parlare, sentire o dibattere di cose che sa per poter identificarsi o dissentire magari per sentito dire o letto su facebook. Per ciò che ha letto, perché imposto, sui libri di testo che vanno dalle elementari ai licei e financo all’università. Anche tra i docenti, non di rado, mi è stato opposto un contraddittorio citando Andrea Camilleri, Alberto Angela, autori greci (mai verificati) e persino tizi che hanno lasciato commenti su pagine facebook. Persino una dirigente di liceo classico mi ha apostrofato dicendomi che la mia proposta era inutile poiché tali argomenti non sono previsti e trattati per gli esami di stato.

Ho posto la domanda a A.I. Over view di Google e queste sono le risposte: “La gente vuol sentire parlare di cose che sa perché cerca conferma, prova piacere nel sentirsi capace e vuole evitare la fatica di capire e misurarsi con idee nuove.

Certezza: Ascoltare e discutere cose nuove non ci fa’ sentire al sicuro. Sentir parlare di cose che si sanno fa’ sentire bravi e importanti.

Meno dubbi: Non serve cambiare idea o faticare a pensare. Parlare di cose comuni unisce le persone che la pensano allo stesso modo. Si evitano litigi e discussioni difficili e questo rende tranquilli.

Meno paura: Il cervello non ama le novità che non sa gestire, ma questo accade alle persone limitate.

Questo non accade quando il relatore è un personaggio noto, volto televisivo o dei media in generale; in quel caso la gente si assoggetta e subisce passivamente l’indottrinamento; qui la gente tende a credere di più a quello che si dice e usa scorciatoie mentali. Questo succede per motivi legati alla psicologia e al modo in cui il cervello risparmia energia.

Autorità e fama: Le persone imparano da piccole a fidarsi di chi ha un ruolo importante o è molto noto. La notorietà fa’ sembrare una persona anche più brava e saggia di quanto non lo sia in realtà. (Questo errore si chiama effetto alone).

Meno attenzione: Ascoltare e analizzare con attenzione ogni frase richiede molta fatica mentale. Se il volto è già noto e stimato, il cervello si assopisce, spegne il dubbio e accetta il messaggio in modo automatico.

Il gruppo: Se chi siede accanto a noi applaude o si fida, la spinta a fare la stessa cosa (riprova sociale) diventa molto forte.

- Ditemi che valore culturale di apprendimento può avere un “evento” in cui sono stati invitati volti televisivi o dei media in generale dove l’interlocuzione non è possibile o addirittura le risposte ai quesiti posti sono a pagamento; vedi Crepet ad Acireale. Eccovi servita l’incultura che fa comodo alla politica e non solo.

- Ditemi che valore può avere una narrazione della guerra in Ucraina o il dietro le trincee della guerra (dove non siete mai stati) di Paolo Mieli e Luca Capuozzo. Lo stesso dicasi per Umberto Galimberti con l’astratto sullo spaesamento e l’etica del viandante; un chiaro monito all’attuale società di chiara matrice Thumberghiana che non potrà mai attecchire perché è fallita ancor prima di nascere. Filosofie di sinistra proposte dal “compagno don Roberto. C’è poi chi è venuto ad imporre lo ius sholae in un momento storico così infelice in Italia e in mezza Europa in cui esci di casa e non sai se sarai derubato, accoltellato, stuprata, falciata da un’auto o un furgone o al tuo ritorno trovare la casa occupata.

- Diverso l’approccio con un personaggio, possibilmente locale, non volto televisivo o dei media in generale che propone documentate fasi preistoriche della Sicilia che non si sono studiate a scuola e neppure all’università. Quello va’ “dirottato” in un’anonima sala stampa lontano dai riflettori della sala Galatea.

 

 
 
 
 
 
 
 
 

 

Pagina e link collegati a cura dell'Associazione Culturale editrice "Accademia di Arti e Culture".

            Portale degli eventi culturali

            by Rosario Rigano

       Riproduzione riservata