|
.
Intelligenza artificiale, editoria, scuola e
quoziente intellettivo.
Librerie che chiudono a ritmo serrato o aderiscono a circuiti nazionali perdendo
storicità e nome, non le conosciamo tutte ma le principali a noi più vicine
fanno rumore. Tra le più recenti la Bonazinga di Messina in via XXVII Luglio;
Nuova libreria Bonaccorso di via Etnea a Catania o Cavallotto diventata Ubik.
Chiudono perché non hanno più utenza? Perché non hanno più testi di qualità e la
domanda da porsi è: perché non hanno più testi di qualità? Perché nessun editore
investe in autori e testi che poi saranno relegati ai margini con pochissima
visibilità perché non fanno parte del circuito giusto. Nel mio caso è stato
molto semplice. Nessun editore vero ha voluto investire nei miei libri ed ho
scelto l’autopubblicazione dei miei ultimi 10 libri su un totale di 20.
Con
quali costi ho dovuto fare i conti: Il mio tempo, costi di stampa, costi dell’isbn
dal presunto editore/stampatore, costi trattenuti dai distributori, costi per la
spedizione e consegna da stampatore a distributore o libreria. Non ho preso un
solo centesimo. E allora stampo in proprio; il titolo rimane mio e vendo come e
quando voglio. Se voglio affidare la vendita al una libreria del circuito,
dicono che mi fanno un favore ma trattengono dal costo di copertina il 36 o il
40%, ma è un favore….
E
così si ripresenta l’annoso problema che al sud ormai non si leggono libri; il
dato però è antico ma si acutizza con il passare del tempo e con l’avvento
dell’A.I. i libri verranno definitivamente seppelliti perché è in uso da parte
della stragrande maggioranza degli studenti di interrogare Over view di Google
sull’argomento o sul titolo del libro per avere un sunto estrapolato da più
testi che naturalmente conterrà anche cose diverse o addirittura non vere.
Nota
stonata causata dall’A.I. in particolare da Over view di Google e
specificatamente nel campo editoriale, principalmente con i libri. Ho rilevato
che alcune sinossi dei miei libri, ma anche con articoli del mio periodico
online, sono state snaturate e per certi versi cannibalizzate. Ho rilevato delle
improbabili insalate culturali scaturite dalla “miscelazione” di tre, quattro e
a volte cinque testi che avevano in comune il titolo e alcune parole chiave
della sinossi. Questo è gravissimo; è stato violato il diritto d’autore, è stata
travisata la realtà e mortificata opera ed autore.
Cosa
sta succedendo. Molti ragazzi, giovani, principalmente studenti, ma anche
persone più grandi distratte o poco avvezze ai responsi della rete, vengono
fuorviati nel momento della ricerca perché guarda caso il testo fornito da
questa piattaforma è sempre primo nei risultati di ricerca ed è lì che si ferma
la maggior parte delle persone che si documentano in rete. Stiamo per perdere
lo scibile umano? L’A.I. non sa, perché non può sapere cosa sia vero e cosa
sia falso e tutto questo è decisamente pericoloso.
Come funziona la
cosiddetta intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale non decide secondo uno schema fisso come il tipico
algoritmo ma stima ogni volta quale parola, quale frase, quale risposta è più
probabile in quel contesto e non è in grado di controllare se è vera o è falsa;
non verifica se sia corretta perché non può e non lo sa, comunque la completa in
modo plausibile; solo probabilità dettate dal contesto e da alcune parole chiave
perché produce sul momento.
Le
stiamo delegando decisioni linguistiche. Essa può generare errori credibili
perché scritti bene che però contengono dettagli falsi.
Declino del quoziente intellettivo.
Cosa
sta succedendo: Ho letto un report su dati raccolti dalla rivista Procedings of
the National Academy of Sciences (Procedimenti dell’Accademia Naz.le Di Scienze)
nata nel 1863 in America ed autorizzata dal Congresso degli Stati Uniti; una tra
le più consultate al mondo, sui dati raccolti su 730.000 persone e confermati
dalla Stanford University americana e dall’Università di Otago in Nuova Zelanda.
Negli ultimi anni il quoziente intellettivo medio delle persone sta
drasticamente scendendo. Da studi fatti in Norvegia e Inghilterra emergeva che
dagli anni ’70 in poi il Q.I. generale era in salita anno dopo anno. Ad un certo
punto si è verificata una curva in discesa chiamata effetto Flynn ovvero
l’osservazione documentata da James Flynn, sull’aumento costante dei punteggi
medi nei test del Quoziente Intellettivo nella popolazione, nel corso del XX
secolo, con una media di circa 3 punti per decennio dovuto a miglioramenti
ambientali come istruzione, stimoli cognitivi e nutrizione.
Oggi si sta verificando l’effetto Flynn inverso ovvero il declino del Quoziente
Intellettivo.
Lo
studio rivela che dal 2010 è costantemente calato fino ad arrivare al minimo
storico di oggi. La domanda delle domande è: Perché si sta verificando tutto
questo? Le varie ipotesi avanzate non sono scientificamente dimostrabili ma ce
ne tracciano la via.
La
prima, quella più intuitiva, è la massiccia diffusione di internet sui cellulari
e quindi una grande capacità di svicolare alle difficoltà della vita, impiegare
per minor tempo il cervello per tentare di uscire, ma in modo virtuale, dalle
difficoltà della quotidianità; come oltre ai social network che sappiamo
benissimo non aiutano assolutamente.
Il
secondo punto, forse un po’ meno intuitivo, è il calo drastico della lettura. La
lettura è una delle attività che allena il cervello e porta anche al
ragionamento e questo non è più avvenuto a causa di internet in tasca alla
portata di tutti. I cellulari hanno occupato quello slot di tempo in cui spesso
si leggeva sui treni, nelle sale d’aspetto come a casa ai fini di un sano relax
psicofisico.
Riguardo la nutrizione, è evidentissimo che non ci stiamo cibando di prodotti
nutritivi come avveniva negli anni ’50, ’60, ’70 e ’80. Non facciamo più una
sana alimentazione.
Stiamo
perdendo la capacità di decidere perché ci stanno abituando solo a scegliere.
Siamo
costretti a fare scelte anche per cose che non condividiamo.
Adesso
con l’A.I. non c’è più neanche la possibilità di scegliere.
Morale: Il popolo è stupido, va’ ingannato e usato.
|