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ricercatore, storico, scrittore, narratore, giornalista culturale

 

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   La sudditanza culturale dal binomio scuola amministrazione comunale

   Prendo spunto dai dettami dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e formazione, identificato come INVALSI, che valuta la qualità del sistema scolastico italiano (italiano, matematica, inglese). I dati rivelano divari territoriali (sud v/s nord), socio-economici e di genere, oltre a valutare il valore aggiunto scuola. Si evincono differenze negli apprendimenti, con disuguaglianze significative tra scuole del nord e scuole del sud; a ciò contribuisce anche il background famigliare e il contesto culturale di provenienza che influenzano i risultati degli studenti. Tutto ciò non influisce sul voto finale di diploma ma serve a far riflettere sui punti di forza e di debolezza dell’insegnamento. Giusta osservazione che tutto questo mira solo, visto l’uso di risposta multipla, a superare la prova piuttosto che a far emergere competenze più complesse dei singoli studenti. Si denota un basso coinvolgimento sociale vero e formativo di alunni e genitori che mirano solo al voto in pagella. Ancora, scarsa inclusione sociale e scolastica e dispersione implicita; la scuola, questa scuola non riesce a compensare gli svantaggiati di partenza ed anzi li affossa. Divari territoriali: Permangono forti differenze tra le scuole del nord e quelle del sud indicando un’accentuata disuguaglianza nell’offerta educativa territoriale, origini, culture, patrimonio, identità e civiltà. (Fonte: Orizzonte scuola notizie). In pratica una schedatura dei poveri.   

   Sono i giovani ad aver bisogno di cultura esperienziale vera, di saperi, di fare esperienze reali e formative che non dall’inutile FAI vantaggioso solo a sé stesso o a seguire una serie infinita di “progetti e progettini” per nulla formativi perchè di carattere virtuale. Questa scuola, a ciò delegata, non lo fa’ ma guarda caso proprio i giovani non sono presenti ad eventi che dovrebbero trasmettere-alimentare cultura vera. Il dato di fatto: Questa scuola crea incultura e sudditanza ad essa, a partire dai libri delle medie inferiori assolutamente obsoleti, pieni di falsi storici e strafalcioni. Questi alunni diventeranno studenti con un bagaglio di saperi assolutamente povero, errato e colmo di “cose” decise da un ministero antico che mantiene in vigore testi inadatti a formare istruzione, apprendimento e valori principalmente, nel nostro caso, sulla Sicilia che trasuda culture, facies e civiltà sin dalla più remota preistoria ma a detta di un dirigente scolastico l’alunno di Acireale deve sapere le stesse cose di un alunno di Bolzano o come secondo un’altra dirigente “tanto queste cose non le chiedono agli esami di maturità”. Vani i tentativi di proporre, far accettare piani di studio esauribili in tre quattro giorni, riconducibili ad arti, culture, identità e civiltà della nostra Sicilia. Chi dovrebbe supplire a questa mancanza cronica di organizzazione del corpo docente e dei provveditorati? Le amministrazioni comunali con piani di studio, work shop, convegni, incontri e quant’altro può concorrere a formare i giovani studenti sul territorio.

   P.s.: In Cina, alle elementari imparano i rudimenti dei processi di tecnologia applicata alla robotica. Qui imparano a fare i girotondi. 

   Oggetto in discussione: “marzo mese della cultura”.

   Questa “proposta culturale” non trasmette cultura ma tende solo ad intrattenere, indottrinare i soliti presenti, perlopiù anziani (di combriccola) o curiosi attratti solo dal nome di richiamo e assistono ad uno sfoggio di erudizione (quando c’è) o di ilarità, da parte di una visione personale senza contraddittorio e dibattito non concesso da elementi come Sgarbi, Mieli, Zuppi, Gramellini, Di Bella, Capuozzo che impongono la loro visione di convenienza da una posizione nordista, o le letture Pippo Baudo e Paolo Villaggio oppure ancora un Camilleri che narra una Sicilia frutto del suo pessimismo più bieco dai suoi luoghi natii contaminati da una cultura araba mai sopita. Puro intrattenimento. Si evince solo una “passerella” di politicanti e personaggi a loro vicini, molto vicini, al solo scopo di riempire la sala con convenevoli vari. Evidentissimo che questo non crea cultura per chi ne ha realmente necessità.

  

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            by Rosario Rigano

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